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La Piazza Maggiore

Piazza Maggiore

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La piazza Maggiore era il grande piano al centro dell’antica città. Si arrivava alla piazza dalla grande Strada Maestra, che aveva inizio dalla porta della montagna, nella zona del castello, costeggiava il complesso dei Gesuiti e proprio nella piazza Maggiore si biforcava per raggiungere a destra l’eremo di Santa Maria della Provvidenza e a sinistra la chiesa del Carmine. La piazza, alla data del terremoto del 1693, era contraddistinta da due grandi edifici monumentali: il palazzo Senatorio completato all’inizio del Seicento e l’imponente chiesa Madre, frutto dell’avvicendarsi di numerosi progetti che dal periodo normanno arrivano fino al XVII secolo, con il cantiere per l’edificazione della una nuova chiesa, non ancora completato al momento del sisma.

Nello spazio antistante il prospetto della chiesa erano ancora visibili i resti di alcune botteghe, ancora non del tutto demolite, facenti parte di un “quartiere prospiciente la chiesa” abbattutto a partire dal 1580 per fare spazio al progetto di ampliamento della piazza. La piazza era contornata da una serie di edifici residenziali che costituivano una quinta lungo il suo perimetro. La pavimentazione era un lastricato di basole rettangolari, realizzato con lo stesso tipo di pietra bianca utilizzata per la costruzione degli edifici, in accordo alla tipologia delle pavimentazioni lapidee più diffuse nei centri urbani della zona Iblea. Nella piazza era presente una fontana con il gruppo del Laocoonte che nelle descrizioni di padre Filippo Tortora è indicata al fianco del prospetto del palazzo Senatorio. Si hanno notizie dell’esistenza della fontana già dalla prima metà del Cinquecento ed è plausibile che la sua collocazione facesse parte integrante di un più ampio progetto di riconfigurazione della principale piazza cittadina. Il grande arco urbano - poggiante sulla muratura della chiesa Madre tramite una colonna di sostegno di un diametro di circa due metri - realizzava l’ingresso alla strada che costeggiava il fianco sinistro duomo e permetteva di collegare la piazza alla zona delle absidi.

Si può supporre che su questa strada si trovasse un portale laterale della chiesa. La chiesa Madre aveva un prospetto compatto, tipico delle chiese medievali diffuse in tutto il Sud Italia, realizzato con un unico piano regolare a coronamento rettilineo. Una fascia marcapiano lo divideva in due e nella parte alta si trovava un rosone in pietra. Un grande campanile cuspidato si innalzava alla fine della navata sinistra. Il livello della chiesa era rialzato rispetto al piano della piazza ed era raggiungibile superando una scalinata di sei gradini. Si accedeva alla chiesa attraversando un portale preceduto da un protiro. Questi si ispirano rispettivamente agli esempi siciliani delle chiese di Santa Lucia del Mela e di Santa Maria a Militello val di Catania. Il protiro era presumibilmente formato da due colonne sorrette da leoni stilofori recuperati da Noto antica e oggi custoditi all’interno della chiesa del SS. Crocifisso a Noto. Il portale d’ingresso, opera dello scultore Gabriele di Battista, era in marmo bianco con due esili colonne tortili e un architrave che sorreggeva una lunetta con un altorilievo.

A sinistra della chiesa, ad angolo tra la strada maestra e la piazza, si trovava il palazzo Senatorio. La scelta di costruirlo fu presa durante il viceregno di Juan de Vega, tra il 1547 e il 1556, ma i lavori iniziarono solo nel 1559, affidando l’incarico al maestro fiorentino Bartolomeo la Scala, a Francesco Cerami di Noto e al mastro netino Giacomo Siracusa. Corrado Gallo descrive così il palazzo senatorio: “il soffio rinnovatore del Rinascimento si sarà fatto sentire anche nella casa sanatoria, detta casa di corte, la quale sorgeva nella piazza maggiore, proprio al centro della città”. L’edificio aveva un importante ruolo pubblico e ospitava più funzioni. Sulla strada maestra c’era un portico ad archi a tutto sesto, secondo i modelli di Serlio, da cui si accedeva agli uffici della magistratura netina. L’accesso principale al palazzo del senato era sul prospetto principale, sulla piazza Maggiore. Il portale prendeva probabilmente spunto da quello di palazzo Arnone a Cosenza, di una decina di anni più antico, il cui autore è lo stesso maestro Bartolomeo della Scala impegnato nel cantiere del palazzo netino.

In base alle poche notizie pervenuteci, il partito architettonico del prospetto doveva essere caratterizzato dai tre ordini architettonici sovrapposti: dorico, ionico e corinzio, separati da fasce marcapiano e sormontati da un coronamento aggettante.

REPERTI ARCHEOLOGICI

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